La Validità delle Delibere Condominiali: Quando e Come Impugnarle

In un condominio, l’assemblea dei proprietari ha il compito di prendere decisioni importanti. Queste possono includere la destinazione del cortile a parcheggio, la ristrutturazione del lastrico solare comune, o l’approvazione del bilancio consuntivo. Quando l’assemblea si esprime, manifesta una volontà di carattere dispositivo che può influire sulla sfera giuridica e patrimoniale dei vari proprietari. Se una delibera è illegittima, il singolo condòmino ha il diritto di impugnarla per farne accertare l’invalidità.

La Sentenza del Tribunale di Roma: Un Caso di Delibera Interlocutoria

Un recente caso, oggetto della sentenza del Tribunale di Roma n. 5043 del 19 marzo 2024, ha sollevato una questione interessante. Nel 2018, due delibere condominiali erano state impugnate da una proprietaria. Tuttavia, queste delibere erano di carattere interlocutorio. Secondo la tesi del convenuto, non vi era alcun interesse per contestarle in sede giudiziaria, rendendo la domanda inammissibile.

Il Tribunale ha quindi dovuto stabilire se una delibera programmatica o interlocutoria fosse impugnabile. Per comprendere meglio, è necessario ricordare che, secondo la legge, per proporre una domanda in giudizio è fondamentale avere un interesse meritevole di tutela (art. 100 cod. proc. civ.). Questo interesse rappresenta un vantaggio che il cittadino può ottenere solo ricorrendo alla giustizia.

Interesse ad Agire e Impugnazione delle Delibere Condominiali

L’interesse ad agire è cruciale anche per impugnare una delibera condominiale. Senza tale interesse, l’azione sarebbe inammissibile e la domanda del condòmino verrebbe respinta. Questo è ciò che è avvenuto nel caso esaminato.

Le delibere in questione invitavano una proprietaria a rimuovere una telecamera installata sul pianerottolo comune e proponevano di valutare un nuovo impianto di videosorveglianza. Queste delibere erano programmatiche e interlocutorie, quindi non pregiudicavano concretamente la sfera patrimoniale degli interessati. La proprietaria, pertanto, non aveva alcun interesse a sostenere l’impugnazione.

La Giurisprudenza e la Sentenza del Tribunale di Roma

La decisione del Tribunale di Roma è stata supportata dalla giurisprudenza. Secondo la Cassazione, per impugnare una delibera condominiale ai sensi dell’art. 1137 c.c., la delibera deve determinare un mutamento della posizione dei condomini nei confronti dell’ente di gestione, suscettibile di eventuale pregiudizio (Cass. sent. n. 10865/2016). Il condòmino che intende proporre l’impugnativa deve dimostrare di avere interesse, che presuppone un apprezzabile pregiudizio personale derivante dalla deliberazione (Cass. Civ. sent. n. 6128/2017).

Conclusione

In conclusione, la domanda è stata respinta poiché inammissibile. L’attrice non è riuscita a dimostrare che le delibere contestate fossero in grado di pregiudicare la sua sfera patrimoniale. Di conseguenza, è stata condannata al pagamento delle spese processuali secondo il principio della soccombenza.

Questo caso evidenzia l’importanza di comprendere la natura delle delibere condominiali e di avere un chiaro interesse a agire prima di procedere con un’impugnazione. Senza un pregiudizio concreto, l’azione giudiziaria risulta inutile e non supportata dalla legge.

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