Toscana, approvata la prima legge regionale sul fine vita: tempi e procedure per il suicidio assistito

La Regione Toscana ha approvato la prima legge sul fine vita, stabilendo requisiti, tempi e modalità per accedere al suicidio assistito. Nonostante la forte opposizione della Conferenza Episcopale, la normativa rappresenta un passo storico nel panorama legislativo italiano, colmando un vuoto normativo lasciato dalla mancata iniziativa del Parlamento.

L’iter e i tempi previsti dalla nuova legge

Secondo quanto stabilito dalla legge, il percorso per accedere al suicidio assistito si completa in circa 50 giorni dalla presentazione della domanda all’esecuzione dell’iniezione letale. Il procedimento prevede:

  • La verifica dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale;
  • L’accertamento da parte di strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale;
  • Il parere vincolante del comitato etico territorialmente competente;
  • La garanzia di un percorso di cure palliative adeguato per tutti i pazienti, come richiesto dalla Legge n. 38/2010.

Un’iniziativa popolare alla base della legge

L’iter legislativo è stato avviato grazie all’iniziativa popolare “Liberi Subito”, sostenuta dall’Associazione Luca Coscioni, che ha raccolto 10.000 firme per sollecitare un intervento normativo. L’iniziativa si è basata sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019, che aveva dichiarato l’illegittimità del divieto assoluto di suicidio assistito, invitando il Parlamento a regolamentare la materia.

Tuttavia, di fronte all’inerzia legislativa nazionale, la Regione Toscana ha deciso di intervenire direttamente, dando attuazione anche alla successiva sentenza n. 135/2024 della Corte Costituzionale, che ha ribadito la necessità di verifiche mediche e di un coinvolgimento diretto del Servizio Sanitario Nazionale nel processo decisionale.

Reazioni e dibattito

L’approvazione della legge ha suscitato un acceso dibattito. Da un lato, le associazioni per il diritto al fine vita e i sostenitori dell’autodeterminazione accolgono con favore la decisione, definendola un traguardo di civiltà. Dall’altro, la Conferenza Episcopale e le associazioni contrarie al suicidio assistito denunciano un pericoloso precedente, sottolineando il rischio di una deriva etica e di una minore attenzione alle cure palliative.

Un precedente per altre Regioni?

L’approvazione della legge toscana potrebbe aprire la strada ad analoghe iniziative regionali in assenza di una normativa nazionale. Sembra infatti che anche la Regione Sardegna stia valutando un’iniziativa simile, prendendo spunto dal modello toscano. Resta da vedere se il Governo impugnerà la legge per presunti profili di incostituzionalità o se altre Regioni seguiranno l’esempio della Toscana, rispondendo alla richiesta della Consulta di garantire un quadro normativo certo per chi chiede di porre fine alle proprie sofferenze con dignità.

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