Quando scontri l’auto con un animale selvatico: che succede?

Gli incidenti provocati da cinghiali, daini, caprioli e simili sono sempre più frequenti sulle nostre strade: basti pensare che solo qualche anno fa l’Osservatorio Asaps registrava oltre 10.000 sinistri annui con fauna selvatica. Ma chi paga il danno quando ti ritrovi il muso della tua auto ammaccato da un ungulato in corsa?

La Corte di Cassazione ha appena fatto chiarezza (ordinanza 197/2025): confermando che, secondo l’art. 2052 c.c., la responsabilità oggettiva ricade sul soggetto cui la legge attribuisce la “custodia” di quell’animale – di solito le Regioni o, in caso di autostrada, il gestore dell’infrastruttura – ma con un passaggio essenziale sull’onere della prova.

Il “punto” della Cassazione: onere della prova

La novità più importante riguarda chi deve dimostrare cosa:

  1. Il conducente danneggiato deve provare:
    • La dinamica esatta del sinistro (dove, come e quando l’animale ha attraversato la carreggiata).
    • Il nesso causale tra il comportamento dell’animale e il danno subito.
    • Di aver adottato tutte le misure di prudenza possibili, specialmente in aree con segnaletica di presenza fauna.
  2. L’ente responsabile (es. la Regione o la Società autostradale) deve dimostrare il caso fortuito: ossia che l’ingresso dell’animale sulla strada sia stato davvero imprevedibile e irresistibile, non dovuto a mancanze nella recinzione o in altri presidi.

In sostanza, la Cassazione ribadisce che non basta sostenere genericamente “c’era un animale”: serve una ricostruzione puntuale del sinistro e la prova che, nonostante tutta la prudenza ragionevole, l’impatto non si poteva evitare.

Un doppio filtro di responsabilità

Questa decisione conferma un orientamento consolidato: le presunzioni di responsabilità a carico del conducente (art. 2054 c.c.) e del custode dell’animale (art. 2052 c.c.) cooperano senza cancellarsi a vicenda. Il danneggiato deve superare entrambe le presunzioni: dimostrare la propria diligenza e il nesso causale, lasciando al custode il compito di dimostrare il fortuito.

Cosa fare se ti capita davvero

  1. Ferma l’auto in sicurezza e, se possibile, scatta foto del punto d’impatto e delle condizioni di visibilità.
  2. Chiama le forze dell’ordine: il verbale che redigeranno è fondamentale per documentare dinamica e presenza dell’animale (se si allontana, diventa complicato dimostrarlo).
  3. Inoltra subito richiesta di risarcimento via PEC o raccomandata all’ente competente: Regione o gestore autostradale.
  4. Raccogli testimonianze (carta d’identità dei testimoni, dichiarazioni scritte) per provare la dinamica.
  5. Se non ottieni risposta positiva puoi avviare una “negoziazione assistita” o ricorrere al giudice di pace/tribunale.

In ogni caso, è sempre consigliabile farsi assistere da un avvocato esperto in responsabilità civile, che sappia curare ogni dettaglio probatorio e orientarti sulla giusta strategia.

Le implicazioni pratiche per chi guida

  • Presta massima attenzione in zone rurali o segnalate come aree di passaggio fauna: la Cassazione richiede un rigore di guida maggiore in questi tratti.
  • Mantieni una velocità adeguata alle condizioni ambientali: frenare improvvisamente può salvare te e l’animale.
  • Controlla la tua polizza: alcune assicurazioni offrono coperture specifiche per incidenti con animali, che possono alleggerire le pratiche di rimborso.

Conclusione

La pronuncia della Cassazione non inventa una nuova regola, ma ribadisce un principio di buon senso: chi subisce il danno deve dar prova di aver fatto tutto il possibile per evitarlo, e chi incuriosisce se ne assume la responsabilità a meno di dimostrare l’imprevedibilità assoluta.

Per te che guidi, questo significa innanzitutto prudenza e documentazione accurata: un doppio binario che, se ben seguito, permette di affrontare con più sicurezza le conseguenze di uno scontro con la nostra fauna selvatica.

Buona strada!

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