Legge 132/2025, art. 13: la nuova avvertenza sull’IA nelle professioni — utile o segno di retorica normativa?

Con la Legge n. 132 del 23 settembre 2025, l’Italia ha introdotto una disciplina nazionale sull’intelligenza artificiale, in linea con l’AI Act europeo.
Tra le novità che toccano da vicino le professioni intellettuali, spicca l’articolo 13, che disciplina l’uso dell’IA e gli obblighi informativi verso il cliente.


Cosa prevede l’art. 13 della Legge 132/2025

La norma impone due punti fondamentali:

  1. Uso limitato dell’IA – l’intelligenza artificiale può essere impiegata solo come supporto, senza mai sostituire il giudizio umano.
  2. Obbligo di informazione al cliente – il professionista deve comunicare chiaramente se e come ha utilizzato strumenti di IA nello svolgimento dell’incarico.

Un principio che mira alla trasparenza e alla tutela del rapporto fiduciario tra cliente e professionista. Ma — domanda legittima — serve davvero?


IA ovunque: ha ancora senso dichiararla?

Nel 2025 l’intelligenza artificiale è ormai parte integrante di ogni strumento digitale: motori di ricerca, piattaforme di redazione, software gestionali, traduttori.

È un’informazione che tutti danno per scontata.
Il rischio è trasformare un obbligo nato per garantire trasparenza in una formalità burocratica, buona solo per alleggerire la coscienza del legislatore.


Tra etica e burocrazia digitale

Il rischio di questa norma è la nascita del “disclaimer di rito”:

“Lo Studio potrà avvalersi di strumenti di intelligenza artificiale a fini di supporto, restando comunque impregiudicato il giudizio professionale.”

Una formula elegante ma sostanzialmente inutile, che dice tutto e niente.
Il cliente, infatti, non ha bisogno di sapere se è stata usata l’IA, ma come e quanto questa abbia inciso sul lavoro svolto.


Responsabilità, metodo e buon senso

Nel mio lavoro — e credo in quello di ogni professionista serio — la tecnologia è solo un mezzo.
Che si tratti di una banca dati o di un assistente digitale, la differenza la fa la capacità di leggere, comprendere e valutare.
Non basta la massima, non basta il copia e incolla: serve la riflessione critica, il ragionamento giuridico e la responsabilità personale.

L’IA non elimina nulla di tutto questo. È solo un acceleratore, non un sostituto.


Conclusione: una norma benintenzionata, ma poco calibrata

L’art. 13 della Legge 132/2025 nasce per rafforzare la trasparenza e la fiducia, ma rischia di produrre l’effetto opposto: moltiplicare gli adempimenti senza aumentare la chiarezza.

Nel mio studio, l’approccio è semplice:
qualsiasi strumento — umano, digitale o artificiale — viene utilizzato in modo critico, controllato e sempre sotto il filtro del ragionamento giuridico.

Perché ciò che conta davvero non è se uso l’IA, ma come la integro nel mio lavoro per offrire una consulenza completa, personale e consapevole.


👉 Forse un giorno non dovremo più dichiarare “ho usato l’IA”, così come nessuno scrive più “ho usato Internet”. Ma fino ad allora, anche questa finirà tra le nostre avvertenze di rito.

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